Siamo tutti dipendenti dalla tecnologia?


Il modo in cui parliamo a noi stessi e agli altri può influenzare i nostri pensieri. “Siamo tutti dipendenti dalla tecnologia”: cosa ci stiamo dicendo in realtà?

Sono davvero tantissime le tematiche di cui mi piacerebbe parlarvi e, soprattutto, rispetto alle quali mi piacerebbe confrontarmi con voi.

C’è una questione in particolare che mi sta molto a cuore, per cui inizierò da questa.

Se anche voi, come me, trovate noioso e deleterio continuare a demonizzare la tecnologia come strumento che ci rende “schiavi”, siete nel post giusto.

Qualche giorno fa ho letto un articolo su Wired che parlava proprio del pericolo di pensare che siamo tutti dipendenti dalla tecnologia (ecco il link, se vi interessa).

L’ho trovato un punto di vista molto stimolante e soprattutto diverso da quello che ci sentiamo ripetere ogni giorno.


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È utile continuare a dire che siamo tutti dipendenti dalla tecnologia? | benesseretecnologico.it

Continuare a dire e pensare che “siamo tutti dipendenti dalla tecnologia” non farebbe altro che confermare la credenza, spingendoci in realtà ad utilizzare sempre più i dispositivi tecnologici.


Per andare a fondo del problema dobbiamo tenere presente qualche considerazione:


1.

La “dipendenza” è una patologia.

Non significa semplicemente “che qualcosa ci piaccia moltissimo”.

Ad esempio, se parliamo di una sostanza come la droga, la dipendenza è caratterizzata da uso eccessivo e rischioso della sostanza nonostante evidenti conseguenze negative, scarso controllo sull’uso e compromissione del funzionamento della persona.


2.

Le persone (anche i bambini) che riteniamo “dipendenti” dalla tecnologia spesso conducono vite normali, raggiungono buoni risultati lavorativi/scolastici e hanno una vita con relazioni soddisfacenti.

Come potete vedere, questa considerazione va in contrasto con la prima.


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Difficoltà nel distinguere realtà e mondo virtuale possono essere considerate un problema | benesseretecnologico.it

3.

Troppo spesso tendiamo ad etichettare in modo superficiale come “dipendenze” comportamenti che semplicemente non comprendiamo a fondo.

Frasi come “Netflix spinge al binge-watching” oppure “Fortnite ha reso mio figlio dipendente” potrebbero nascondere un “non riesco ad organizzare quanto e come vorrei molte attività divertenti con le persone a cui voglio bene”.
L’accusa di “dipendenza” può essere usata un po’ come scusa.


Tutto questo per dire che le parole che utilizziamo per descrivere i nostri comportamenti contano e sono più importanti di quanto possiamo immaginare. Hanno il potere di modificare – in bene e in male – i nostri pensieri, le nostre abitudini e i nostri comportamenti.


Parlare di dipendenze in casi come questi in cui effettivamente non si tratta di patologie reali “spegne” il nostro senso di agency, cioè la credenza e fiducia nelle nostre capacità di agire e cambiare le cose.


Infatti, spesso sentiamo persone colpevolizzare le grandi industrie del tech, pensando che sia tutta colpa loro, quando in realtà e in teoria il potere delle nostre azioni dovremmo averlo noi.


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La tecnologia in sé è solo uno strumento, non può essere causa di dipendenza | benesseretecnologico.it

Ci hanno detto che i dispositivi con le loro notifiche mandano al nostro cervello scariche di dopamina che attivano parti equivalenti a quelle che si attiverebbero con l’assunzione di sostanze stupefacenti: quest’informazione non è del tutto corretta.

“Molte attività piacevoli, non soltanto quelle rischiose, attivano questo circuito aumentando il rilascio di dopamina, neurotrasmettitore collegato a sensazioni di benessere.

Nuotare, fare una passeggiata, mangiare, una conversazione piacevole, provocano un aumento di dopamina pari al 50%-100% dei livelli normali: l’uso della tecnologia si situa in questo stesso intervallo.
Per le droghe si parla di ben altri picchi: la cocaina provoca un aumento del rilascio di dopamina del 350%, la metanfetamina del 1.200%.” Dati di Focus.it

Ecco perché dobbiamo stare attenti, non accettando a prescindere informazioni che potrebbero essere imprecise o decontestualizzate.

Inoltre, anche l’apprendimento funziona in questo modo: si ripete un’azione che, se svolta nel modo corretto, manda una scarica di dopamina al cervello per rinforzare l’azione stessa (meccanismo della ricompensa).


Il problema sta nel considerare la sostanza come causa.


Se ci pensiamo bene, per la maggior parte delle persone droghe o altre sostanze non rappresentano un problema, quindi perché dovrebbe esserlo la tecnologia, a prescindere, per tutti?

Stiamo creando una questione a livello generale per un rischio potenziale, che può presentarsi solo in determinati casi.

Invece di pensare di essere manipolati dovremmo concentrarci sul far emergere il meglio dai dispositivi che utilizziamo.

Educare noi stessi e gli altri al controllo del forte stimolo emotivo che ci spinge a guardare spesso lo smartphone può essere un inizio.


In conclusione, continuare a dire agli altri e a noi stessi che siamo dipendenti dalla tecnologia promuove la passività piuttosto che il nostro empowerment ed il senso di controllo.

Ci tenevo a darvi questo punto di vista perché molto interessante e soprattutto affine al mio pensiero.

Cosa ne pensate voi?



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Informazioni su Laura Fasano

Laura Fasano (sui social @tecnolaura), techblogger e content creator. Di formazione psicologica, sui social e sul mio sito benesseretecnologico.it parlo delle ultime novità tecnologiche e di come il mondo digitale sta cambiando la nostra vita. Eventi tech, innovazioni, tool utili ed esperienze immersive sono all'ordine del giorno sul mio profilo Instagram. Collaborando con diversi brand condivido una prospettiva positiva rispetto al mondo digitale e alle possibilità che questo offre per potenziare competenze e benessere.

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